torna in homepage

SELEZIONA UNO DEI NOSTRI TEMI:


AIUTACI A RENDERE IL CANCRO SEMPRE PIÙ CURABILE:

 

DONA ORA

AIRC.IT


CONDIVIDI IL PROGETTO:

Da 50 anni con coraggio,
contro il cancro.

e da domani...

Dai nanofarmaci ai nanorobots

I piccolissimi vettori saranno sempre più efficaci perché sfruttano proprietà intrinseche dei tessuti tumorali.

I nanomateriali (che misurano al massimo qualche centinaio di nanometri) hanno aperto nuove prospettive per la cura dei tumori poiché, almeno in teoria, consentono di trasportare molecole di chemioterapici direttamente nella cellula cancerosa, evitando gli effetti collaterali a carico delle cellule sane.

Il primo nanofarmaco è entrato in commercio già nel 2005: è una combinazione di un liposoma (una nanostruttura biologica composta da particelle lipidiche) e di doxorubicina, un chemioterapico classico. È indicato per la terapia del tumore all’ovaio o del mieloma multiplo che non risponde al trattamento con altre terapie mirate.

I nanomateriali hanno caratteristiche fisico-chimiche particolari che non si limitano alla grandezza: si comportano infatti in modo diverso rispetto alla stessa sostanza in dimensioni più grandi. Sono diverse le proprietà elettriche, ottiche e magnetiche e di conseguenza anche quelle meccaniche. In oncologia la ricerca si concentra soprattutto sulla loro funzione di trasportatori di farmaci o di molecole utili alla diagnosi precoce, in grado, per esempio, di potenziare la risoluzione degli strumenti di imaging come la risonanza magnetica, come accade con i cosiddetti quantum dots.

A lungo termine l’obiettivo è di disporre di nanorobots iniettabili, capaci di svolgere funzioni diverse, ma tra loro coordinate, come cercare il bersaglio molecolare da colpire all’interno di una cellula, visualizzare l’area interessata e rilasciare localmente alte concentrazioni di farmaci, evitando così gli effetti collaterali delle chemioterapie.

I tumori sono bersagli particolarmente adatti per i nanovettori poiché il tessuto canceroso sviluppa una fitta architettura di vasi sanguigni per il suo nutrimento, caratterizzati da una parete imperfetta, che facilita l’entrata del nanovettore stesso nel tessuto. La seconda caratteristica dei tumori è lo scarso drenaggio linfatico: in pratica le sostanze che entrano in un tumore vengono eliminate lentamente, e anche questo elemento gioca a favore delle nanoterapie.

I nanovettori sono inoltre capaci di identificare alcuni bersagli molecolari e lo saranno sempre più nei prossimi anni, dato l’ingente investimento, sia economico sia di persone, nel settore delle nanotecnologie.

Nonostante ciò vi sono alcune cautele che è bene sottolineare e che non permettono, a oggi, di dire con certezza quale sarà l’effettivo impatto di queste nuove tecnologie sulla cura del cancro. Innanzitutto proprio perché i nanomateriali si comportano in modo anomalo rispetto agli stessi materiali in dimensioni più grandi, non si possono escludere problemi di tossicità o sicurezza che emergeranno solo durante l’uso. Alcuni materiali, come i nanotubi di carbonio, si sono rivelati, in studi ancora da confermare, addirittura cancerogeni: una volta entrati nei tessuti umani sembrano comportarsi come le particelle di asbesto contenute nell’amianto e quindi potrebbero accrescere il rischio di mesotelioma.

Solo i prossimi anni, che vedranno aumentare le applicazioni mediche delle nanotecnologie, potranno fugare i legittimi dubbi in materia di sicurezza e selezionare le nanotecnologie sicure per l’uomo e per l’ambiente.

se questo articolo ti è piaciuto,
sostieni la ricerca!

dona ora

torna al decennio e da domani...

 

Scopri tutti gli eventi avvenuti all'interno degli altri decenni: