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Gli studi sulla motilità cellulare permetteranno di bloccare il fenomeno delle metastasi, più pericolose del tumore primario.

La scoperta, alcuni anni fa, dell’esistenza di cellule staminali dei tumori, o per meglio dire delle cellule che promuovono il tumore, ha aperto importanti prospettive terapeutiche.

Nei tumori (come peraltro in tutti i tessuti) non tutte le cellule sono uguali: alcune hanno la funzione di riprodursi per rigenerare gli elementi perduti o invecchiati. Nella cura del cancro costituiscono un bersaglio preferenziale, perché significa colpire la “riserva” che consente al cancro di crescere.

In anni recenti si è capito che anche le cellule staminali non sono uguali tra loro, ma possono essere suddivise in tre grandi gruppi: quelle che si dividono raramente e quando lo fanno danno origine a un’altra cellula staminale e a una cellula figlia che va a sostituire gli elementi “normali” del tessuto; un gruppo di cellule in attiva duplicazione, chiamato TA (da transit-amplifying-compartment o compartimento transitorio di amplificazione); infine un gruppo di cellule differenziate che ha ormai perso la sua capacità di proliferare e somiglia moltissimo alla cellula normale del tessuto.

Quello che gli scienziati hanno scoperto è che questa suddivisione ha una grande importanza per le terapie, perché un farmaco attivo sul compartimento TA ridurrà moltissimo la massa tumorale, darà l’impressione di essere molto efficace, ma non andrà a toccare le cellule del primo gruppo che, prima o poi, daranno origine a una recidiva.

Viceversa farmaci che colpiscono le cellule staminali del primo gruppo eliminano la radice del cancro ma, all’apparenza, possono sembrare poco efficaci perché gli esami radiologici mostreranno una massa tumorale pressoché invariata di dimensioni.

Nei prossimi anni, quindi, i ricercatori dovranno identificare dei marcatori tumorali in grado di dire ai medici se una cura mirata contro le cellule staminali sta funzionando, perché i comuni parametri di efficacia non potranno essere usati in questo caso.

Inoltre dovranno eludere alcuni meccanismi di difesa molto efficaci delle cellule staminali, per esempio la capacità di riparare molti più danni al DNA di una cellula normale. È in questo modo che le staminali resistono alle comuni chemioterapie e che diventano resistenti alle cure.

Le staminali tumorali migrano facilmente da un tessuto all’altro e sono quindi anche all’origine delle metastasi. La ricerca sulle proprietà migratorie delle cellule tumorali è ancora agli inizi, ma i primi risultati sono molto promettenti. Prima di riuscire a elaborare farmaci capaci di fermare gli elementi migranti, però, i biologi devono arrivare a capire fino in fondo come si muovono le cellule, sane e malate. Per questo la ricerca sui meccanismi di base del funzionamento di una cellula è il presupposto essenziale allo sviluppo di qualsiasi terapia efficace.

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