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I vantaggi del drug design

Una volta capito che interferisce con il TNF alfa, è stato possibile usare la talidomide solo nelle malattie in cui è davvero efficace.

Nato alla fine degli anni Cinquanta come farmaco antinausea da usare nei primi mesi di gravidanza, la talidomide era stata ritirata dal mercato nel 1961 a causa dei gravi effetti teratogeni.

Aveva infatti portato alla nascita, in tutto il mondo, di almeno diecimila bambini focomelici, con malformazioni alle braccia o alle gambe. Dopo pochi anni la talidomide era tornata in auge come farmaco per la cura della lebbra e di alcune malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico, ma il suo meccanismo d’azione era ancora sconosciuto.

Solo nel 1991 un ricercatore della Rockfeller University, negli Stati Uniti, ha compreso che questa sostanza agisce sul TNF alfa, (o fattore di necrosi tumorale alfa), una molecola chiave nel processo di infiammazione.

Tre anni dopo, nel 1994, Judah Folkman ha scoperto che la talidomide era capace di bloccare l’angiogenesi, cioè la crescita di vasi sanguigni indotta dai tumori per facilitare la propria crescita. Questa scoperta ha chiarito che l’impossibilità di sviluppare nuovi vasi sanguigni era probabilmente ciò che provocava le malformazioni nel feto, nel corpo delle donne che avevano assunto questo farmaco durante la gravidanza.

Negli stessi anni si è capito che l’angiogenesi è uno dei meccanismi chiave con cui il tumore cresce e si propaga e bloccare tale processo può essere un modo per combattere il tumore. Così la talidomide è tornata a nuova vita ed è stata sperimentata nella terapia di molti tumori, dal glioblastoma ai sarcomi, passando per il cancro del seno e della prostata, dal melanoma ma soprattutto dal mieloma multiplo, per il quale attualmente è una delle principali indicazioni.

In tutti questi casi la sperimentazione sui pazienti è arrivata dopo la scoperta che il TNF alfa gioca un ruolo chiave nel loro tumore. Oggi, grazie alle banche dati molecolari che tracciano le caratteristiche chimico-fisiche dei farmaci e le loro proprietà di base, è possibile identificare la sostanza giusta per colpire un bersaglio all’interno del tumore.

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