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1995-2004

L’aspirina spegne l’infiammazione

Poiché può avere effetti collaterali importanti, la farmacoprevenzione del cancro con aspirina non è consigliata a tutti.

Lo studio, condotto in Gran Bretagna in oltre 25.000 persone, è il primo a dimostrare su così vasta scala l’utilità di una strategia di farmacoprevenzione, cioè di somministrazione di un farmaco non per curare un tumore ma per evitare che compaia.

I partecipanti a questa ricerca sono stati seguiti per oltre 20 anni. Metà di loro ha assunto aspirina, l’altra metà un placebo. I dosaggi del farmaco sono stati molto variabili, ma nella maggior parte dei casi si trattava di compresse da 75 mg, cioè la dose (bassa) già usata per la prevenzione cardiovascolare.

A vent’anni dalla somministrazione del farmaco, il gruppo trattato ha mostrato una riduzione complessiva della mortalità del 21 per cento, mentre il rischio di ammalarsi di un cancro dell’apparato gastrointestinale era ridotto del 35 per cento e quello di un tumore al polmone del 30 per cento.

Lo studio ha dimostrato anche una relazione diretta tra dosaggio, durata della terapia e protezione ottenuta: più a lungo si assume il farmaco, più effetto protettivo si ottiene.

Le ottimistiche conclusioni degli autori della ricerca sono state però considerate con cautela, perché l’aspirina non è una sostanza da assumere a cuor leggero, contrariamente a quanto si pensa comunemente.

È infatti in grado di provocare sanguinamenti gastrointestinali e persino emorragie cerebrali, poiché agisce sulla coagulazione del sangue. Non va mai assunta se non dietro stretto controllo medico.

Lo studio, pur promettente, non è bastato a estendere le indicazioni di prevenzione con aspirina anche per il cancro, mentre sono ormai indiscutibili le indicazioni in caso di aumentato rischio di infarto o ictus cerebrale.

Anche l’American Cancer Society, la maggiore istituzione scientifica oncologica americana, ha affermato, dopo la pubblicazione dello studio, che è prematuro consigliare a tutti di prendere l’aspirina per prevenire i tumori, ma che se una persona ha altre ragioni per assumerla (per esempio un rischio di infarto e ictus), la prevenzione del cancro può essere un elemento che fa pendere la bilancia dalla parte dell’utilità, malgrado i rischi che la terapia comporta. Tra i limiti dello studio, che rimane uno dei più ampi mai realizzati, lo scarso numero di donne reclutate all’inizio. Per questo è difficile estendere le conclusioni anche al gentil sesso.

Non tutto è chiaro anche sul fronte dei meccanismi d’azione, anche se è probabile che l’aspirina, ben nota per i suoi effetti antinfiammatori, agisca spegnendo l’infiammazione cronica che favorisce la comparsa dei tumori nei tessuti. Alcuni studi effettuati in laboratorio su cellule coltivate sembrano indicare anche un effetto diretto della sostanza sulle cellule maligne.

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