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1965-1974

L’Italia all’avanguardia

Pochi anni dopo gli USA, anche l’Italia si attrezza per battere i tumori dei tessuti molli.

Non solo gli Stati Uniti ma anche l’Italia si muove, negli anni Settanta, per aumentare le conoscenze sui tumori dei tessuti molli che colpiscono i bambini.

In quegli anni il rabdomiosarcoma (il tumore che si forma a partire dal tessuto muscolare) è pressoché sconosciuto alle persone comuni e persino a molti medici. Ciò ritarda le diagnosi, dal momento che i sintomi iniziali (dolore muscolare a un arto, noduli all’interno del muscolo che vengono scambiati per lividi o bozzi da banale lesione sportiva) sono comuni ad altre patologie decisamente più benigne. Il tasso di mortalità è, all’epoca, quasi del 100 per cento. Data la rarità della malattia (i sarcomi dei tessuti molli non superano il 3 per cento dei tumori pediatrici) è necessario unire le forze per raggiungere un numero di casi sufficiente a studiare l’evoluzione di questi tumori e l’efficacia di nuove cure.

Nasce così nel 1979 il Soft Tissue Sarcoma Committee, un gruppo di esperti italiani che si riunisce per coordinare i protocolli di cura e favorire la ricerca scientifica. Il gruppo è coordinato dalla Clinica di oncoematologia del Dipartimento di pediatria dell’ospedale universitario di Padova e collabora anche con un analogo gruppo a livello europeo.

La prima guarigione documentata in Italia è del 1981: si tratta di un ragazzo di 17 anni che, grazie anche alle donazioni di alcune famiglie di pazienti, viene curato all’Istituto Gaslini di Genova con alcune terapie sperimentali in uso negli Stati Uniti.

Oggi i protocolli di cura condivisi sono la norma per questo tipo di malattie e la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi supera il 70 per cento, anche grazie allo sviluppo di nuovi farmaci e di nuove tecniche chirurgiche e all’introduzione della chemioterapia adiuvante prima dell’intervento che permette di evitare l’amputazione dell’arto.

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