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La battaglia contro il virus

Oggi il vaccino contro l’HPV consente di prevenire l’infezione.

La scoperta della relazione tra il virus del Papilloma umano (HPV) e il cancro della cervice ha radici antiche: è il 1907 quando l’italiano Giuseppe Ciuffo dimostra la trasmissione di verruche nell’uomo tramite filtrati nei quali apparentemente non ci sono cellule (ma che in realtà contengono il Papilloma virus, all’epoca non rilevabile).

La capacità di questi virus di causare tumori viene poi confermata dalle ricerche di Richard Shope sui conigli, negli anni Trenta.

Bisogna però aspettare il 1976 perché l’HPV venga riconosciuto come agente causale del carcinoma della cervice umana. È il virologo tedesco Harald zur Hausen a fornire la dimostrazione, scalzando gli esperti dell’epoca che ritenevano che il vero responsabile fosse il virus dell’Herpes simplex di tipo 2. Per questa scoperta zur Hausen merita il Nobel per la medicina nel 2008. Il DNA dell’HPV viene trovato nelle cellule della cervice uterina, aprendo anche la strada al test che cerca il DNA dell’HPV nei campioni prelevati col Pap-test. Il primo vaccino contro il virus è approvato dalla Food and Drug Administration nel 2006, due anni prima del suo arrivo in Italia.

In Italia, dal 2008, è stata lanciata in Italia una campagna che offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus alle ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età , prima cioè che inizi la loro attività sessuale e con essa il rischio di contagio. Sono disponibili due vaccini che vengono somministrati per via intramuscolare in tre dosi nell'arco di sei mesi: uno bivalente e uno quadrivalente.

Il primo è diretto contro i ceppi 16 e 18 del virus, in grado di causare lesioni precancerose e responsabili del 70 per cento dei tumori della cervice uterina, mentre nel secondo, alla protezione contro i ceppi citati, si aggiunge anche quella contro il 6 e l'11 che causano la formazione di condilomi a livello genitale. Per entrambi i vaccini, studi clinici hanno mostrato un'efficacia superiore al 90 per cento nel prevenire l'infezione e, conseguentemente, la formazione di lesioni precancerose che nel tempo possono progredire verso la forma tumorale. Gli ultimi studi dicono anche che la copertura protettiva dura almeno 10 anni. Si attendono i risultati di osservazioni oltre questo periodo di tempo per decidere se e quando saranno necessari i richiami.

La vaccinazione non esclude la necessità di sottoporsi comunque a regolari controlli a partire dai 25 anni con il Pap-test, un fondamentale e semplicissimo esame diagnostico messo a punto fin dal 1943 da George Papanicolau. Il vaccino-anti HPV protegge, infatti, solo dai ceppi più pericolosi del virus e non da altri che, anche se più raramente, possono causare mutazione a livello delle cellule della cervice.

Si sta valutando inoltre l'opportunità di estendere la vaccinazione anche agli uomini, dato il sempre più chiaro legame tra infezione da HPV e i più rari carcinomi di ano, pene e tumori della testa e del collo, anche se una buona copertura vaccinale delle ragazze dovrebbe limitare anche il contagio nei maschi. In anni recenti è stato introdotto un test in grado di verificare la presenza del DNA virale nelle cellule prelevate col Pap-test. Combinando i due esami si migliora l’efficacia diagnostica e si possono distanziare nel tempo i controlli.

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