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1975-1984

La chirurgia rispetta la donna

Nel cancro del seno più piccolo di 2 cm di diametro, la quadrantectomia è clinicamente efficace e non crea menomazioni fisiche alla donna.

Nel 1973 prende il via all’Istituto nazionale tumori di Milano uno studio destinato a cambiare per sempre il modo di intendere la chirurgia del tumore del seno, fatta fino ad allora di interventi particolarmente demolitivi come la mastectomia radicale di Halsted, o la mastectomia totale di Fisher.

L’oncologo milanese Umberto Veronesi è convinto che, per i tumori molto piccoli, interventi così radicali siano eccessivi e sperimenta una nuova tecnica chiamata quadrantectomia. Questa tecnica chirurgica, così chiamata perché rimuove solo uno dei quattro quadranti della mammella, era stata messa a punto negli Stati Uniti ma non aveva avuto successo a causa della diffidenza dei chirurghi.

Nello studio condotto da Veronesi e pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 1981 vengono coinvolte 701 donne con tumore del seno di diametro inferiore ai 2 cm: metà delle donne è sottoposta alla tradizionale mastectomia totale, mentre l’altra metà è sottoposta a quadrantectomia seguita da radioterapia.

Nessun dubbio sui risultati: non ci sono differenze tra i due gruppi (e quindi tra i due tipi di intervento) per quanto riguarda la sopravvivenza e il tempo trascorso prima di una eventuale ricaduta.

Una grande differenza però c’è: la quadrantectomia riduce gli effetti negativi dell’intervento sul corpo della donna ed evita il forte disagio psicologico di fronte a una mutilazione tanto grande come quella della mastectomia tradizionale.

Infine, ma non meno importante, l’idea di poter affrontare la rimozione di un tumore mantenendo quasi intatto il proprio seno spinge tante donne a controllarsi periodicamente e a rivolgersi al senologo ai primi dubbi, con risultati che si riflettono anche nelle statistiche: oggi di tumore del seno si muore molto meno che in passato, soprattutto se la malattia viene diagnosticata all’inizio.

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