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contro il cancro.

1995-2004

La difficoltà di quantificare

Muoversi previene il cancro del colon, del seno, dell’endometrio e del polmone e ha un effetto positivo sull’intero organismo.

L’attività fisica, così come l’alimentazione corretta, vanno considerate alla stregua delle prescrizioni farmacologiche: qualcosa che è importante “assumere” regolarmente.

A sostegno di ciò vi sono infatti moltissimi studi che dimostrano in che modo muoversi fa bene alla salute in e aiuti a prevenire determinati tumori.

Non è necessario passare il tempo in palestra a sudare per seguire i consigli del medico: qualsiasi movimento del corpo che produce un consumo energetico è, in senso stretto, un’attività fisica, la cui intensità può essere modulata sulle esigenze della persona.

Secondo i Centers for Disease Control di Atlanta, fra i maggiori centri di salute pubblica del mondo per la prevenzione, un adulto dovrebbe fare 30 minuti al giorno di attività fisica moderata per almeno cinque giorni a settimana (per esempio camminando a passo svelto) e 20 minuti di attività fisica intensa (come correre) per almeno tre giorni a settimana. Con l’età si può ridurre l’attività intensa e aumentare un po’ quella moderata. Sommare le ore non è efficace: non bastano tre ore di palestra concentrate in un giorno solo per offrire i benefici in termini di prevenzione.

L’effetto dell’attività fisica sul cancro del colon è uno dei più studiati e una prima metanalisi sui suoi effetti è stata pubblicata nel 2009 sul British Medical Journal: sono stati pubblicati oltre 50 studi sull’argomento, la maggior parte dei quali coinvolge la popolazione statunitense, ma non solo.

Se ne deduce che all’aumentare dell’attività fisica, per intensità, durata o frequenza, si riduce il rischio di ammalarsi. Un soggetto attivo ha un rischio relativo ridotto del 30-40 per cento rispetto a un soggetto sedentario, e ciò indipendentemente da altri fattori di rischio come il peso corporeo. Ad attività più intensa corrisponde protezione maggiore sul colon, mentre non è ancora chiaro se c’è un effetto di riduzione del cancro del retto e della formazione di polipi adenomatosi, la più comune forma precancerosa intestinale.

Ci sono varie ipotesi sul meccanismo con cui l’attività fisica agisce come protezione. Potrebbe influenzare il bilancio energetico dell’organismo, il metabolismo ormonale, i livelli di insulina nel sangue (che a loro volta hanno effetti sui fattori di crescita cellulari) ma anche ridurre l’esposizione della mucosa del colon a sostanze potenzialmente cancerogene, perché facilita il transito intestinale.

Altri studi hanno dimostrato un’azione del movimento sui meccanismi dell’infiammazione e sulla regolazione del sistema immunitario.

Solo invece oltre 70 gli studi che riguardano il cancro del seno e nella maggior parte dei casi indicano che le donne attive sono meno a rischio di quelle sedentarie, ma la riduzione del rischio varia moltissimo da studio a studio (tra il 20 e l’80 per cento) per cui al momento non è possibile dare una stima scientificamente attendibile. Lo sport e il movimento sono utili sempre, sia prima sia dopo la menopausa, ma è la pratica sportiva intensa durante l’adolescenza che sembra fornire la massima protezione. Il sovrappeso annulla in parte i benefici, che sono massimi per le donne normopeso.

Secondo gli esperti la protezione deriva dal fatto che lo sport abbassa i livelli degli ormoni femminili e dei fattori di crescita legati all’insulina, che hanno un ruolo importante nello sviluppo del cancro del seno.

L’endometrio, il rivestimento interno dell’utero, viene influenzato dall’attività fisica e, secondo una ventina di studi effettuati su questo argomento, è meno soggetto a trasformazioni tumorali se la donna ama lo sport (la riduzione del rischio relativo va dal 20 al 40 per cento in tutte le età). Anche in questo caso vi è l’azione diretta sul bilancio energetico (le donne sovrappeso sono più a rischio) e sui livelli ormonali (in particolare di estrogeni).

Chi è a rischio di sviluppare un cancro del polmone vede ridursi del 20 per cento tale evenienza grazie alla regolare pratica sportiva (che sia uomo o donna). Servono però ulteriori studi per comprendere meglio se il beneficio aumenta con l’intensità, mentre è dimostrato che tutto lo sport del mondo non è in grado di contrastare efficacemente l’effetto nefasto del fumo di sigaretta. Sono scarse, invece, le prove degli effetti benefici contro il cancro della prostata (analizzati in circa 40 studi).

Alcuni studi dimostrerebbero, invece, che chi è attivo ed è già ammalato di cancro prostatico riduce la progressione della malattia, in particolare per chi ha più di 65 anni.

Questo risultato è coerente con quelli di altre ricerche sulla sopravvivenza media dei malati di cancro: ricerche che mostrano come i soggetti che si muovono di più siano anche quelli che, a parità di gravità della malattia, sopravvivono più a lungo.

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