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1975-1984

La strada della scienza nel piatto

Epidemiologia e studi in laboratorio forniscono informazioni complementari che contribuiscono a svelare gli effetti del cibo sulla salute.

Per studiare l’effetto di ciò che mangiamo sullo sviluppo di malattie come il cancro, vi sono essenzialmente due strumenti a disposizione.

Il primo sono le ricerche epidemiologiche, che registrano le abitudini delle persone e le analizzano a posteriori, dopo che si sono ammalate, per vedere in quanti casi vi è un nesso statisticamente significativo. Il secondo sono le ricerche che si basano sulla conoscenza dei meccanismi molecolari di interazione tra il cibo e le cellule. Questo tipo di ricerca è relativamente recente e si è sviluppato dal 2003, quando è stata completata la lettura dell’intero genoma umano.

Le domande alle quali gli scienziati si sono sforzati di rispondere sono: quali elementi di prova deve avere uno scienziato prima di dire che un certo cibo favorisce o allontana il cancro? Come mettere insieme le raccomandazioni sul cibo e quelle sugli stili di vita (fumo, esercizio fisico eccetera)? Perché la dieta tipica dei Paesi industrializzati sembra collegata a un maggiore rischio di cancro? Quanti tumori si possono prevenire mangiando in modo corretto?

La ricerca su specifiche cause di cancro legate all’alimentazione si sviluppa negli anni Sessanta del Novecento grazie alla diffusione degli studi di tossicità, in cui si studiano gli effetti di una sostanza in modelli animali. In questo modo vengono identificati alcuni cancerogeni chimici usati anche nei cibi industriali, che sono poi eliminati per legge.

È il 1967 quando Wynder e Shigematsu pubblicano uno studio che dimostra come gli immigrati giapponesi negli USA si ammalino, dopo qualche anno, di tumori simili a quelli degli americani e non più di quelli tipici nel loro Paese di origine. Si conferma così l’importanza delle abitudini di vita e dell’ambiente.

Nel 1969 l’oncologo Burkitt, già noto per aver identificato il linfoma che porta il suo nome, avanza per la prima volta l’ipotesi che la mancanza di fibre nella dieta occidentale possa essere legata alla diffusione del cancro del colon.

I primi dati di incidenza del cancro nei diversi Paesi sono diffusi nel 1973 dallo IARC di Lione, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il numero dei tumori varia moltissimo da Paese a Paese e ciò conferma l’ipotesi che le cause principali siano legate ad ambiente e stili di vita, e che quindi la malattia sia prevenibile nella maggior parte dei casi.

Nel 1975 vengono pubblicati alcuni importanti studi sulla relazione tra conservazione sotto sale, bassi livelli di vitamina C e cancro dello stomaco. Altri studi collegano direttamente il consumo di alcol al cancro della gola, in particolare quando combinato al fumo di tabacco.

Nel 1978 il CNR e AIRC finanziano insieme un grande studio epidemiologico che fornisce i numeri del cancro in Italia tra il 1955 e il 1978: i casi sono in aumento, anche grazie alle migliori capacità di diagnosi. La mortalità, invece, è in calo.

Grazie a questo e a molti altri studi, gli epidemiologi britannici Richard Doll e Richard Peto stimano, nel 1981, che il 35 per cento dei tumori possa essere prevenuto con una dieta adeguata che comprenda meno grassi, meno carne e più frutta e verdura.

Inoltre il 70 per cento dei tumori può essere evitato non fumando, riducendo gli alcolici, facendo esercizio fisico e alimentandosi in modo corretto.

La National Academy of Sciences statunitense pubblica nel 1982 il primo grande rapporto su cibo e cancro che comprende linee guida per la corretta alimentazione: riduzione del 30 per cento delle calorie totali, più frutta, verdura e cereali integrali, abolizione dei cibi affumicati e pochissimo alcol.

Nel 1993 vengono pubblicati diversi studi sulla relazione tra abitudini alimentari e cancro alla prostata e alla mammella. Nei 10 anni successivi il ruolo fondamentale per la salute di ciò che mangiamo viene confermato anche da due studi realizzati grazie al contributo di AIRC: EPIC, un grande studio europeo che ha ricevuto il sostegno dell’Associazione per le ricerche svolte in Italia; e lo studio DIANA, dedicato alle donne con cancro del seno, con lo scopo di mettere in luce i pregi della cosiddetta dieta mediterranea contro le recidive del cancro. Nel 2003 uno studio che coinvolge più di un milione di americani dimostra che il 20 per cento dei decessi per cancro negli USA è associato all’obesità. Negli ultimi anni arriva la conferma anche dallo studio EPIC che dimostra come l’obesità costituisca un fattore di rischio per tutti i tumori. Più dell’indice di massa corporea, però, conta la circonferenza addominale: un accumulo di tessuto adiposo intorno alla vita è più pericoloso del grasso distribuito in modo uniforme.

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