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1965-1974

Niente vasi, niente crescita

Il tumore produce sostanze che stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni: bloccandole si può bloccare anche il cancro.

La massa tumorale è in genere più ricca di vasi sanguigni rispetto al tessuto normale.

Attraverso questa rete vascolare molto fitta, le cellule tumorali riescono a procurarsi tutte le sostanze nutritive e l’ossigeno necessari per la loro crescita. Si tratta di un fenomeno oggi noto come angiogenesi tumorale, del quale si parla in un articolo pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine nel 1971 dal chirurgo statunitense Judah Folkman, inventore – tra l’altro – del primo pacemaker impiantabile. In questa occasione Folkman suggerisce per la prima volta di combattere l’angiogenesi per prevenire la formazione dei nuovi vasi nel tumore. Ma in che modo? Folkman ha un’altra importante intuizione: l’angiogenesi è stimolata da sostanze prodotte dallo stesso tumore che potrebbero quindi rappresentare un bersaglio per bloccare la crescita della malattia. L’idea è di fare morire di fame il tumore, bloccando le vie attraverso le quali arrivano i “rifornimenti”.

La reazione della comunità scientifica del tempo non è certo entusiasta.

All’epoca si pensava infatti che l’aumento dei vasi sanguigni nel tumore fosse dovuto all’infiammazione e non alle sostanze prodotte dal tumore stesso, che allora non si conoscevano. Inoltre non si sapeva molto del processo di diffusione della malattia e di formazione delle metastasi: i nuovi vasi rappresentano infatti delle vie di accesso al sistema sanguigno per le cellule tumorali, canali attraverso i quali iniziare il viaggio verso tessuti e organi anche lontani.

Nonostante lo scetticismo dei colleghi, Folkman non si perde d’animo e grazie all’aiuto di altri scienziati scopre una serie di sostanze, chiamate fattori angiogenetici, che stimolano la formazione di nuovi vasi. Da queste scoperte originano numerose ricerche che portano alla creazione di farmaci intelligenti, diretti specificatamente contro tali molecole: il primo è il bevacizumab, approvato nel 2004 e diretto contro il fattore di crescita vascolare endoteliale, chiamato VEGF-A. Ma i fattori angiogenetici sono davvero tanti e tanti sono i farmaci specifici che permettono oggi di tenere a bada la crescita dei vasi in diversi tipi di tumore.

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