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Oncogene per un solo errore

Weinberg e colleghi scoprono che la mutazione che rende il gene Ras capace di dare il via al tumore cambia un’unica base del DNA.

“Meccanismo di attivazione di un oncogene umano”.

È questo il titolo dell’articolo pubblicato all’inizio degli anni Ottanta sulla prestigiosa rivista Nature nel quale Robert Weinberg descrive il primo oncogene umano, l’oncogene Ras, e dà una svolta radicale alle conoscenze oncologiche del tempo. Nel suo laboratorio al MIT di Cambridge, negli Stati Uniti, Weinberg scopre che se il DNA si modifica, un gene normale può essere trasformato in un oncogene, ovvero in un gene che causa il tumore. Partendo da queste osservazioni Weinberg e colleghi identificano il primo oncogene umano, presente in forma mutata nelle cellule di tumore della vescica che stanno studiando. La scoperta, fondamentale, si rivela ancora più rivoluzionaria quando i ricercatori scoprono che la mutazione che rende il gene capace di trasformare le cellule sane in cellule tumorali è una mutazione puntiforme: cambia cioè solo uno dei “mattoncini” (basi) che compongono la lunga catena di DNA.

Seppur circoscritta, questa mutazione può innescare una serie di “messaggi” all’interno della cellula che portano, grazie anche all’interazione con molti altri geni, a una crescita di tipo tumorale.

Negli oltre trent’anni trascorsi dalla sua scoperta, l’oncogene Ras è rimasto al centro della ricerca oncologica. Altri membri della stessa famiglia di oncogeni sono stati trovati mutati in alcuni tumori del polmone, del colon, della pelle, della vescica e del pancreas.

Dal bancone di laboratorio si è passati al letto del paziente, tramite lo sviluppo di farmaci mirati contro la forma mutata di Ras e in grado di bloccare l’azione pro-tumorale dell’oncogene. Per l’enorme importanza della scoperta del primo oncogene umano Weinberg ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra cui il premio “Science of Oncology Award” della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) nel 2011. “Il mio lavoro in genere è più vicino al bancone del laboratorio che alla clinica e mi gratifica molto vedere che chi lavora nell’ambito dell’oncologia clinica sa della mia esistenza” ha affermato Weinberg commentando l’assegnazione del premio.

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