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1995-2004

Oncogeni e oncosoppressori

Sono geni normali che, se mutati, possono favorire la comparsa dei tumori. A oggi se ne conoscono circa un centinaio.

Il DNA di tutte le cellule contiene alcuni geni, detti proto-oncogeni, e altri chiamati oncosoppressori: i primi stimolano la proliferazione delle cellule, mentre i secondi ne inibiscono la crescita.

Se però sono mutati o espressi a livelli alterati, questi geni possono provocare o favorire la comparsa di un tumore.

La scoperta degli oncogeni ha radici lontane. Nel 1910 Peyton Rous, che lavora al Rockfeller Institute di New York, scopre che un virus a RNA è in grado di causare un tumore nei polli. Si tratta del Rous Sarcoma Virus o RSV. Nel 1974 alcuni scienziati, tra cui Harold Varmus e J. Michael Bishop, scoprono che il DNA di cellule sane di pollo contiene un gene molto simile all’oncogene dell’RSV. Grazie alla scoperta di questo oncogene (chiamato c-Src), prima nei polli e poi nell’uomo, si comincia a comprendere che le cellule hanno geni normali, chiamati proto-oncogeni, che in alcune condizioni favoriscono la comparsa del cancro, diventando oncogeni. Ciò può accadere per via di una mutazione del gene o di un’alterata regolazione. Da allora la lista dei proto-oncogeni si è allungata velocemente: a oggi ne sono stati identificati circa 100.

Bisogna però attendere il 1979 per scoprire il primo oncosoppressore: un gene che ha proprietà opposte a quelle dell’oncogene e che serve a bloccare la proliferazione tumorale.

In quell’anno l’americano Arnold Levine scopre p53 , il più noto gene oncosoppressore, che risulta alterato e malfunzionante in quasi la metà dei tumori.

Un altro oncosoppressore, il retinoblastoma (RB), viene scoperto da Robert Weinberg in alcune forme di osteosarcoma.

Lo stesso Weinberg contribuisce alla scoperta del primo oncogene di origine non virale, una forma mutata del proto-oncogene Ha-RAS1. Questa scoperta è stata la conferma del fatto che un proto-oncogene può essere convertito in oncogene grazie a una mutazione che ne cambia la struttura e, di conseguenza, la funzione.

Diversi scienziati italiani hanno contribuito, anche con l’aiuto di AIRC, alla caratterizzazione di alcuni oncogeni. Paolo Comoglio, per esempio, ha chiarito il ruolo di MET nel tumore gastrico, mentre Marco Pierotti ha caratterizzato il ruolo dei proto-oncogeni RET e TRK nel cancro della tiroide.

Comprendere il ruolo e le mutazioni di oncogeni e oncosoppressori consente di creare farmaci mirati in grado di interferire con il loro funzionamento.

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