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Un virus nascosto nelle cellule

Uno studio ha dimostrato che a volte il virus c’è anche quando gli esami del sangue non lo dimostrano.

Il virus dell’epatite B infetta circa 400 milioni di persone nel mondo ed è considerato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come la seconda causa di morte per tumore, giusto dopo il fumo.

Colpisce il fegato favorendo lo sviluppo del cancro sia in maniera diretta, inducendo la comparsa di mutazioni nelle cellule, sia indiretta, dopo aver indotto una cirrosi, vale a dire un'infiammazione cronica che in circa 80 casi su 100 si trasforma in un tumore epatico.

Tre casi di epatite B su quattro si manifestano in Asia orientale, in Paesi come Cina, Giappone, Taiwan, Hong- Kong, Filippine. Ma la malattia è presente anche nell'area del Mediterraneo, Italia inclusa, dove però le probabilità di contrarre il virus sono diminuite da quando, negli anni Novanta, è stata introdotta la vaccinazione obbligatoria per i nuovi nati. Poiché il virus si trasmette col sangue e con i rapporti sessuali, alla diminuzione dei contagi ha contribuito anche il controllo oggi obbligatorio del sangue per le trasfusioni (un tempo una delle modalità più frequenti di contagio) e l'uso di siringhe e altri strumenti sanitari "usa e getta" o ben sterilizzati.

Proprio l’aumento della mobilità delle persone (che viaggiano sempre più verso i Paesi ad alto rischio) e l’arrivo di persone dall’estero in Italia rendono poco percorribile l’ipotesi, proposta da alcuni, di abolire l’obbligatorietà della vaccinazione, poiché la sua efficacia sulla popolazione generale ne verrebbe inficiata.

Il virus dell’epatite B è particolarmente subdolo, come dimostra anche una ricerca di Giovanni Raimondo, direttore dell'Unità di Epatologia clinica e biomolecolare dell'Università di Messina, pubblicata nel 2004 sulla rivista Gastroenterology e finanziata anche da AIRC. La ricerca dimostra la presenza del virus anche in “modalità nascosta”: il virus c’è ma non è rilevabile attraverso il comune esame del sangue, basato sulla presenza di anticorpi contro il virus stesso.

La scoperta è stata fatta grazie all’analisi di 107 campioni di tessuto tumorale asportato da pazienti con cancro al fegato e risultati negativi all’esame del sangue. I ricercatori hanno dimostrato che l'infezione occulta da virus dell'epatite B si associa in maniera stretta al cancro del fegato e ricorre nel 64 per cento dei casi. Gran parte dei casi presenta anche una infezione da virus dell'epatite C, contro la quale non esiste ancora un vaccino.

I farmaci attualmente disponibili contro l'epatite B sono utili perché permettono di mantenere sotto controllo la replicazione del virus e la sua produzione di proteine a potenziale azione cancerogena, anche se non sono in grado di eliminare l’infezione.

Oggi la presenza del virus dell'epatite B può essere accertata con un semplice esame del sangue. Gli eventuali portatori devono sottoporsi con cadenza regolare ad altre indagini come test di funzionalità epatica, ecografia e risonanza magnetica.

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